Preparativi

- Plancia della Torpedine -

Erano passate alcune ore da quando aveva impartito gli ultimi ordini. Tutto procedeva tranquillamente, ma chiunque poteva capire che era una tranquillità momentanea.
La sbronza gli era passata, e ora Archimonde era lucido. Lucido e preoccupato.
Le sue navi pattugliavano incessantemente il perimetro del pianeta. Il cmd MadCris, ignaro di tutto e venuto a consegnare un grosso carico di metallo, fu avvertito con l'olotrasmettiore, e indirizzato ad un altro pianeta. Oltre a lui, solo una piccola flotta di Merchant Freighter tentò di avvicinarsi al pianeta: dopo ripetuti avvisi e svariati colpi d'avvertimento, la Torpedine e le altre corazzate fecero fuoco sulle fragili navi, lasciando solo polvere e detriti.
Nonostante il gesto avrebbe potuto avere ripercussioni legali, Archimonde non esitò a dare l'ordine di fuoco: per nulla al mondo avrebbe permesso a quell'infezione di uscire da quel pianeta.
La situazione richiedeva provvedimenti particolari. Aveva perso molti uomini, e temeva che tentare di nuovo con più truppe avrebbe significato solo una sconfitta ancora più pesante.
I suoi uomini, per quanto addestrati ed efficienti, non erano stati in grado di risolvere la situazione. Ci volevano soldati migliori.
Archimode si rivolse all'addetto alla Catalogazione Dati, li presente per un sopralluogo dei sistemi informatici della vecchia Torpedine.

"Mi scusi, signor Pavel.. ha un minuto?"

"Un minuto? Certo, nessun problema! Dopotutto, qui non c'è molto da fare, questa vecchia carcassa di nave non sembra avere problemi!"

"Me ne rallegro.. ma non era di questo che volevo parlare.."

"No, suppongo... di cosa, allora?"

"Da quello che so, il suo lavoro è molto particolare. E lo stipendio astronomico che le passo lo conferma."

"Si, bè, è una mansione delicata, sa, se il sistema informatico di una nave va in malora, salta tutto.."

"Si, ne sono al corrente. Ma lei non viene strapagato per questo, o sbaglio?"

"No... infatti.."

"Lei ha le labbra cucite dal segreto professionale... il suo compito più delicato è quello di catalogare e archiviare ogni genere di file e informazione registrata dalla Logistica.. vero?"

"Esatto.. navi, pianeti, flotte, zone ad alto rischio, dati di produzione, andamento del mercato, rifornimenti, registri.. un pò tutto."

"Perfetto. Spero abbia ciò che fa al caso mio."

"Ossia?"

"Truppe. Mi servono truppe. Ma non truppe qualsiasi, truppe d'elite. Il meglio del meglio, soldati pronti a tutto, anche mercenari, se necessario. Ha qualcosa per me?"

"Forse... dunque.. le sconsiglio i mercenari, non sono poi così affidabili.. il suo Impero dovrebbe ancora avere delle armi batteriologiche viventi, delle cose chiamate Xeno qualcosa, ma non mi ispirano. Cos'altro... la maggior parte dei cmd di questa Galassia usa truppe Standard... potrebbe affidarsi agli androidi, so per certo che sono molto efficaci in battaglia... o dei cyborg, nulla vieta, ma non ce ne sono molti adatti alla guerra..."

"Capisco... altro? Qualche nostro alleato?"

"Alleati... forse.. ma si, certo! Il Maggiore Karl Ruprecht Kroenen! Lui ha ciò che fa al caso suo! I.."

"I Kerberos, lo so..."

"Se lo sa, perchè ha voluto sapere altre possibilità?"

"Vede.. conosco il Maggiore... non è il tipo che regala eserciti in giro, soprattutto se sono Kerberos... inoltre, egli sa della mia impulsività, potrebbe temere che li usi in modo scorretto, mandandoli al massacro..."

"Tutto chiaro.. ma se vuole la mia opinione, i Kerberos sono l'opzione migliore. So parecchie cose sul loro addestramento, e su come vengono reclutati e cresciuti. Se c'è un soldato il cui nome è Morte, quello è un Kerberos."

"Già.. li ho visti in azione..."

"Sa come la penso."

"E sia. Proverò a chiedere al Maggiore, ma non sono molto ottimista. Grazie dei consigli, può andare."

"Di nulla, arrivederci mio Signore."

Il signor Pavel abbandonò la stanza, lasciando Archimonde solo coi suoi pensieri. Pur essendo il Maggiore suo alleato, e nonostante egli lo negasse, anche suo amico, l'idea di chiedere "in prestito" dei soldati lo metteva a disagio.
Non avendolo mai fatto, non sapeva come avrebbe reagito a quella richiesta.
Prese un sospiro profondo, cercando di rilassarsi il più possibile. Poi, lentamente, attivò il Ponte Ologrammi, impostandolo sulla frequenza privata del Maggiore.
L'ologramma assunse il suo solito aspetto d'attesa, con quel piccolo globo rotante. Dopo pochi minuti, fu sintonizzato, e uno sfrigolio elettronico preannunciò la connessione del Maggiore.

"Buonasera, mein Herr."

"Archimonde.. buonasera. Sa vero che sono molto occupato?"

"Si, mein Herr, lo so. Ma è importante."

"Deve esserlo, per avermi disturbato a quest'ora della notte."

"Mi creda, lo è. Devo chiederle un favore."

"Che tipo di favore, Herr Archimonde?"

"Ho bisogno di truppe, mein Herr. Di Kerberos, per l'esattezza."

"Mi faccia capire.. lei interrompe i miei lavori a così tarda ora per chiedermi dei soldati in prestito?"

"Esattamente, mein Herr. So che può sembrarle assurdo e irragionevole, ma..."

"Mi sembra assurdo e irragionevole perchè è assurdo e irragionevole. Non vedo motivo per cui dovrei mettere a repentaglio la vita anche solo di uno dei miei Kerberos, se non per motivi davvero importanti. E dubito lei ne abbia uno.."

"Ce l'ho, invece."

"La ascolto."

"La recente diffusione del presunto virus ha colpito un mio pianeta, uno dei più importanti. Sfortunatamente, sembra che siano intervenuti altri fattori, che hanno creato una versione diversa e più adattabile dell'originale. Ho quindi tentato di.."

"Non è un virus."

"Prego?"

"Non è un virus, herr Archimonde. E' arrivata la notizia qualche ora fa. Sono onde, onde Theta, in grandi quantità. Ora gli effetti di queste onde stanno propagandosi anche sulle navi, e stanno causando sempre più suicidi di massa. Strano che le non ne sappia nulla.."

"Già.. strano.. finora non ho riscontrato alcun tipo di suicidio.. anzi, nella mia situazione, un suicidio sarebbe gradito. Comunque, stavo dicendo: ho tentato di sedare le rivolte sul pianeta, ma il virus ha reso i ribelli incredibilmente forti e letali. Ho subito una schiacciante sconfitta, e intendo cambiare tattica, estirpando il male alla radice."

"Non è un virus, le ho detto. E comunque, non è certo colpa mia se le sue truppe sono impreparate. E sei lei è un incompetente per quanto riguarda la guerra, non posso farci nulla."

"Si, mein Herr... ma come ho già accennato, intendo cambiare tattica. Un attacco fantasma, un attacco mirato e silenzioso. Non necessito di molti uomini, mi creda, sono ottimista sulla riuscita dell'operazione. Ma ho bisogno dei suoi uomini, mein Herr."

"Non li manderà al macello come agnellini?"

"No, li tratterò coi guanti."

"...quanti gliene servono?"

"Quanti me ne può dare?"

"Posso darle 50 uomini. Non uno di più."

"Andranno bene. Grazie, mein Herr."

"Faccia attenzione. Risponderà personalmente di ogni danno subito dai miei Kerberos. Passi a prenderli domani, ore 9 e zero zero, puntuale. Saranno pronti."

"Ancora grazie, mein Herr."

"Buonanotte, Herr Archimonde."

Con un breve sfrigolio, la comunicazione si chiuse.
Il Maggiore aveva acconsentito. Ma 50 uomini erano dannatamente pochi. Avrebbe dovuto usarli con premura, e l'operazione sarebbe dovuta andare liscia come l'olio, o i risultati sarebbero stati disastrosi.
Ma ciò che aveva appreso dal Maggiore lo confondeva.
Onde Theta? Abbastanza da creare tutti quegli scompensi e quei suicidi? C'era qualcosa di veramente strano, strano e inquietante.
Colto da una morbosa curiosità, Archimonde si ricordò che a bordo di una Mariner erano stati isolati alcuni soldati infetti, dove venivano controllati senza sosta.
In quella situazione, sapere il più possibile sugli effetti del virus era fondamentale.
Dopo aver chiamato la Mariner con a bordo gli infetti, Archimonde si preparò.
Indossò la sua veste nera, un regalo in stile germanico del Maggiore; prese con sè le sue due Magnum da 10 mm, relativi proiettili e il suo pugnale, anch'esso un regalo del Maggiore: lungo 30 cm e seghettato su un lato, presentava lo stemma L*B sull'impugnatura cinerea.
Prese tutte queste precauzioni e sbrigate varie procedure, Archimonde attese l'arrivo della Mariner sorseggiando prosecco, senza nemmeno immaginare ciò che stava accadendo a bordo dell nave.

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Ritorno all'Erebo

- Sala di Pressurizzazione -
- Zona d'attesa per il trasferimento di passeggeri in orbita -

Archimonde attendeva impaziente.
La Mariner era in ritardo, e la Sala di Pressurizzazione era fredda. Era la sala dove coloro che dovevano passare da una nave all'altra aspettavano, per poi vedere aprirsi una porta che conduceva nella Sala di Pressurizzazione dell'altra nave, che nel frattempo si era agganciata alla prima.
Il silenzio era opprimente, e le candide pareti metalliche della stanza ricordavano ad Archimonde un luogo, un luogo a cui non pensava da tempo...
L'Erebo... dove tutto sprofonda e dove tutto ha fine. Quelle distese di bianca polvere, quel vento feroce e gelido dal sapore di morte.
E il silenzio.
Mentre aspettava, l'altoparlante emise il solito suono d'accensione, e la voce un Ufficiale parlò.

"Mio Signore. E' arrivata una notizia importante. Oceano, quell'ente di cui le abbiamo parlato prima, è morto. Il comandante Vlad lo ha distrutto."

Archimonde rimase immobile.
Aveva davvero sperato che questo non succedesse. All'inizio, aveva odiato Oceano per quello che aveva fatto, per i miliardi di coloni morti ovunque nella Galassia. Lo aveva odiato per ciò che aveva fatto ai coloni del suo pianeta, Fabbrica.
Ma poi, aveva ragionato.
Un tale essere, capace di pensiero, parola e sentimento, era una grande risorsa. Da sempre, Archimonde si occupava di Scienza, e le sue navi erano atte a quello. La sua sete di conoscenza non conosceva simili. Quando l'Erebo gli parlò, Archimonde era assuefatto dalle sue parole. E lo era stato anche di quelle di Oceano.
Alcuni comandanti fanatici si erano "convertiti", adorandolo come una divinità. Per Archimonde, era una cosa inutile e ridicola. Un essere di quella portata, in grado di causare tutti quei danni e di alterare la percezione umana, poteva essere una grande risorsa scientifica. Questo era il meschino interesse di Archimonde. Studiare Oceano e trarne vantaggio.
Ma ormai, era tutto finito.
Ma non del tutto. Rimanevano ancora i soldati infetti nella Mariner in arrivo. E il pianeta Fabbrica era ancora sotto gli effetti delle onde Theta e del virus. Una piccola testimonianza del passaggio di una creatura spettacolare.
Ci aveva anche parlato, con Oceano. Non si erano detti molto. Ma Archimonde era comunque rimasto colpito, e affascinato.
Ora, non rimaneva che consolarsi con ciò che il virus del pianeta Fabbrica aveva in serbo per lui.
Archimonde attivò l'olotrasmettitore della stanza, e selezionò il Canale della Scientifica. Dopo pochi minuti, un operatore entrò in comunicazione.

"Buongiorno, mio Signore."

"Buongiorno. Mi passi subito il Dr. Dorian."

"Mi spiace, al momento è occupato: riprovi più tardi."

"E' occupato? Bene.. allora la metto in un altro modo. O mi passa immediatamente il Dr.Dorian o faccio fucilare lei e tutta la sua famiglia."

"Cos..? Oh, io.. subito, Signore! Attenda un attimo!"

"Fa in fretta."

Passarono alcuni secondi, rumori affrettati e voci concitate si udivano dall'altra parte della comunicazione.
Poi, finalmente, una voce burbera e tagliente si fecce sempre più forte, finchè il volto quadrato e rugoso del Dr.Dorian non fece capolino nell'olotrasmettitore.

"Bha! Cos'avrà mai di così importante da chiamarmi a quest.."

"Buonasera, Dr.Dorian."

"Oh.. ehm, buongiorno, mio Signore. Mi ha chiamato?"

"Si, Dr.Dorian. Ho bisogno di informazioni."

"Certo mio Signore! Che genere di informazioni?"

"Sul virus che ha colpito i nostri uomini."

"Ah, si... cosa.. cosa vuole sapere di preciso?"

"La struttura del virus. Come è nato. Come si diffonde. Come agisce e in quanto tempo."

"Certo... dunque... il virus, che abbiamo denominato Gorgone, è un particolare tipo di virus, molto pericoloso. Esso è nato sul pianeta Fabbrica: presumiamo che l'enorme quantità di onde Theta abbia in qualche modo alterato la composizione chimica di alcuni elementi tossici del pianeta, e che questi siano andati a combinarsi con una forma di influenza virale già presente sul luogo."

"Dunque, le onde Theta sono la causa del virus?"

"Diciamo, ecco, che ne sono.. complici."

"Si si, va bene. Mi dica di più."

"Certo.. allora. Gorgone è un virus adattabile e incredibilmente forte. La sua struttura è.. magnifica. E' una creatura, un germe, molto complesso, che si nutre di DNA. Per fare ciò, le sue molecole legano con quelle dell'ospite, e poco alla volta si sostituiscono alle molecole originali. Questo è alla causa dei mutamenti fisici degli infetti. Sappiamo inoltre che Gorgone, senza un ospite, è inerme. Per questo ne ha bisogno. In ogni infetto c'è un solo baccello di virus. Capita, però, che alcuni elementi abbiano un DNA particolare, che spinge più baccelli a convergere nello stesso corpo. In questi casi, gli effetti sono inquietanti. Il soggetto subisce una metamorfosi spaventosa, spesso mutando in qualcosa di aggressivo e potenzialmente letale."

"Quante belle notizie... altro?"

"Si. Al momento lo stiamo ancora studiando, ma abbiamo già ottenuto non pochi risultati. Sappiamo che nella maggior parte dei casi, Gorgone non provoca mutamenti fisici evidenti, limitandosi ad aumentare le prestazioni fisiche dell'infetto: al limite, si nota un cambiamento nella colorazione della pelle, che diventa più pallida, e degli occhi, che spesso diventano grigi e perdono la pupilla, con un risultato da brivido."

"Dannazione... mi dica, dopo tutte queste notizie cattive, ce n'è una buona?"

"Temo di no, Signore. Anzi..."

"Avanti, parla. Non ho tempo da perdere."

"Ecco.. il virus.. si diffonde velocemente. Le onde Theta lo hanno reso in grado di viaggiare attraverso moltissimi vettori. Acqua, saliva, sangue, sudore... ma anche attraverso l'aria e i tessuti, fino ai peli e i capelli. Si riproduce velocemente, e si diffonde più in fretta di quanto credessimo. Non abbiamo ancora trovato un modo di immunizzare da Gorgone, e non siamo nemmeno in grado di tenerlo a bada. Tutto ciò che possiamo fare è mettere in quarantena gli infetti."

"Ma bene.. mi sta dicendo che non abbiamo nulla per fermarlo?"

"Non per il momento."

"D'accordo.. e per quanto riguarda me? Il virus può infettarmi?"

"Non saprei... il suo DNA è completamente diverso da quello umano, non un solo gene è simile al nostro. Se il virus è nato per stabilirsi nel corpo umano, è possibile che lei sia immune, o che il virus non comporti grandi effetti. Sul serio, non ne ho la minima idea."

"Immaginavo. Grazie, Dr.Dorian."

"Di nulla. Ah, mio Signore?"

"Si?"

"Quando sarà su quella Mariner, potrebbe prendere un paio di esemplari da portare qui?"

"E perchè dovrei?"

"Abbiamo bisogno di.. cavie. Senza un esemplare non possiamo fare nulla."

"E' rischioso."

"Sappiamo cosa rischiamo."

"Sia. Bi porterò un paio di infetti."

"Grazie, mio Signore. A presto."

"A presto, Dr.Dorian."

La comunicazione si chiuse. Archimonde ripose l'olotrasmettitore, e tornò a guardare in silenzio le pareti della stanza. Erano passate ormai ore da quando la Mariner con gli infetti sarebbe dovuta arrivare. Uno strano presentimento si fece strada tra i pensieri di Archimonde.
Abbassò il capo, per fissare la sua veste nera; la lucida superficie faceva da decoro a quel materiale spesso e robusto, ma morbido al contempo, con cui era fatto l'indumento. Assomigliava alle divise da Ufficiale in uso nell'esercito del Maggiore, con quel tipico aspetto germanico e quelle mostrine semplici e inquietanti. Sulla cintola, la fibbia riportava lo stemma L*B, così come l'elsa del pugnale. Accanto all'Archimonde, c'era una sacca scura, anch'essa marchiata L*B.
Li dentro si trovava l'ultimo dei regali del Maggiore.
Archimonde prese la sacca, e aprì lentamente la zip: poco alla volta vide sbucare un cappello.
Era scuro, da Ufficiale come le veste, e anch'esso era del genere germanico che caratterizzava il Maggiore.
Su un lato, dove delle intelaiature solcavano la lunghezza del copricapo, c'era inciso a caratteri argentei "Herr Archimonde - Letze Bataillon".
E in fronte, poco sopra la visierina, spiccava il tratto distintivo del berretto: un piccolo, candido teschio umano.
Archimonde osservò a lungo il berretto. Stranamente, indossarlo lo metteva a disagio. Aveva sempre sognato di poter vestire le Divise da Ufficiale del Maggiore. Ma ora, mettere quel berretto lo faceva sentire combattuto. Un immagine del Maggiore gli balzò in mente: alto, avvolto nelle sue vesti nere e inquietanti, con quella maschera.
Poi si immaginò vestito con quella Divisa: e ciò che vide fu un immagine molto simile a quella del Maggiore.

"Cosa sto diventando?"

Strinse le mani intorno al berretto. Lentamente, lo portò alla testa e lo indossò.
Respirò a fondo. Chiuse gli occhi, e fece scorrere le mani sul calcio delle sue poderose Magnum. Piano piano la realtà cominciò a vacillare. La stanza si fece sempre più fredda. Sembrava che sibilanti venti imperversassero nel locale, facendo ondeggiare gli indumenti di Archimonde.
Poi, silenzio.
Archimonde aprì gli occhi.
Bianco. Bianco ovunque. Polvere.
Era in una grotta senza soffitto e senza fine. Sotto i suoi piedi, soffice polvere copriva uno scempio.
Archimonde si guardò in torno. Conosceva quel luogo. Era da tanto che non ci veniva.
Erebo.

"Archimonde... mio Araldo.."

"Mio Signore... da quanto tempo"

La voce era bassa e cupa, e pareti che non c'erano formavano un eco inquietante.

"Si, Archimonde.. quanto tempo..."

"Sono felice di essere di nuovo qui."

"Lo immagino. Dimmi, non noti nulla di diverso?"

"Mh... no.. no, nulla, mio Signore.."

"Non vedi quanto alta è diventata la sabbia? Non vedi quanta più polvere ora ci sia in questo luogo senza tempo e dimensione?"

"No.. non l'ho notato..."

"Io si. E sai chi è l'artefice di tutta questa polvere, di tutta questa morte?"

"Chi? Chi ti ha fatto tale dono?"

"Tu.. tu, mio Araldo.. tu e Lui.."

"lui?"

"Pensiero. So tutto. Ho visto attraverso i tuoi occhi e sentito attraverso le tue orecchie."

"Ah.. io..."

"Ti saresti dovuto fidare, mio Araldo."

"Come? Perchè?"

"Perchè con l'aiuto di Pensiero avresti potuto riempire l'Erebo molto più in fretta... ma tu, sciocco, hai dato ascolto alla ragione.."

"Ho fatto ciò che mi sembrava giusto.."

"E hai sbagliato... hai sbagliato, mio caro Archimonde.."

"Mi dispiace, mio Signore. Mi farò perdonare."

"Lo stai già facendo..."

"Cosa?"

"Quel virus.. quei morti... anche loro giacciono qui... e altri ne arriveranno, ora che Gorgone ha piede libero.."

"Cosa sai di Gorgone? Ehi!! Cosa sai di Gorgone!?"

"Gioiosi saranno i canti dei morti.."

"Cosa significa che è a piede libero?!? Dimmi ciò che sai!"

" ...e meritato il loro eterno riposo."

"Erebo!!"

Il vento e la polvere circondarono Archimonde, sollevandolo da terra. Lui urlava, si dimenava, osservando i volti di migliaia di morti sbucare dalla sabbia e fissarlo con occhi accusatori.
Fu silenzio, come in principio.
Archimonde si svegliò di soprassalto.
Era nella Sala di Pressurizzazione, coperto di sudore e in preda agli spasmi. Si guardò intorno freneticamente, cercando di capire cosa fosse successo. Nulla era cambiato: la stanza era fredda e silenziosa.
Fece qualche respiro profondo, e in un paio di minuti si fu calmato.
Era molto tempo che non visitava l'Erebo. Aver rivisto il luogo che lo aveva reso quel che era, lo aveva scosso.
Ma a preoccuparlo ancora di più, erano state le parole di Erebo stesso: "..ora che Gorgone ha piede libero..".
Cosa voleva dire?
Un messaggio dall'altoparlante interruppe i ragionamenti di Archimonde.

"Signore! Messaggio importante!"

"Prego, ascolto."

"La Mariner qui diretta non risponde alle olochiamate. Non riusciamo a contattare nessun membro dell'equipaggio, e le nave va alla deriva. Abbiamo perso ogni contatto, ripeto, abbiamo perso ogni contatto. Attendiamo ordini."

"...agganciate la nave... sigillate la Sala di Pressurizzazione dopo che sarò uscito.."

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Il virus

- Pianeta Fabbrica -
- Zona Industriale -

La battaglia infuriava da ore.
I soldati di Archimonde avanzavano tra le intricate strade, appiattendosi ai muri delle fabbriche e riparandosi dietro a tutto ciò che trovavano.
I ribelli sembravano davvero impazziti. Non era una semplice rivolta.
Qualche ora prima, era giunta ad Archimonde la notizia che uno strano virus depressivo aveva colpito la popolazione di alcuni pianeti, e anche degli Spazioporti. Altre notizie non molto rassicuranti, come la caduta del Senato e il fallimento delle tesorerie di Archernar, avevano contribuito ad allertare Archimonde.
Uno dei suoi principali pianeti industrializzati, Fabbrica, era stato colto dal virus. Le supposizioni della logistica furono che il virus doveva essere arrivato con l'ultimo carico di carburante arrivato sul pianeta.
Archimonde non aveva mai visto nulla di simile: quest'infezione trasformava le persone, rendendole aggressive e pericolose.
I ribelli si erano impossessati di quasi tutte le Fabbriche della città in cui ora si trovavano le truppe mandate come testa di ponte. In questo modo, si erano potuti equipaggiare con ogni genere di arma, dai maneggevoli fucili a ripetizione Holsen 42, alle micidiali Troike, fino addirittura ai temibili Spezza Carri, i lanciarazzi più devastanti in circolazione.
Di fronte ad un nemico tanto pericoloso, Archimonde aveva preso misure drastiche.
Le sue Mariner avevano fatto sbarcare centinaia di migliaia di soldati, divisi in reggimenti di 50'000 uomini, a loro volta suddivisi in plotoni da 5'000, che a loro volta si suddividevano in manipoli da 500 uomini.
Per ogni principale città del pianeta venivano inviati due reggimenti interi, mentre la campagna circostante veniva pattugliata da manipoli sparsi, per bloccare eventuali fuggitivi.
Dei due reggimenti che insieme ad Archimonde assediavano El Alamein, ormai non restavano che 30'000 uomini e qualche manipolo giunto da fuori.
La resistenza era stata davvero feroce: i ribelli risultavano più veloci, reattivi e forti di quanto dovevano essere, probabilmente a causa del virus. Grazie alle armi prese dalle fabbriche, erano riusciti a creare posti di blocco invalicabili, protetti da due o più Troike che falciavano chiunque tentasse di uscire allo scoperto. La conformazione della città non aiutava le truppe: le fabbriche erano spesso una a ridosso dell'altra, e i passaggi tra di esse erano stretti. I ribelli avevano inoltro nascosto mine antiuomo tra i rifiuti e le macerie, il che risultava fatale per quei soldati che avanzavano senza guardare a terra.
Gli edifici industriali, inoltre, erano delle vere e proprie fortezze per i ribelli: i tetti piatti permettevano di appostarcisi, con fucili di precisione, Troike o armi pesanti e lanciagranate. Le finestre delle fabbriche costituivano un ulteriore pericolo per i soldati, in quanto mentre si attraversava una via, potevano sbucare nemici da tutte le parti, da sopra, dai fianchi, da dietro e dai tetti.
Con un campo di battaglia del genere, che tra l'altro i ribelli conoscevano a memoria, una dura sconfitta era inevitabile.


- Zona Industriale -
- Fabbrica presidiata da Archimonde -

Archimonde camminava avanti e indietro, incessantemente.
Aveva fatto occupare e fortificare quello stabile appena lo aveva conquistato; era un rifugio perfetto, vista la sua posizione e l'ottima visuale che si aveva da li.
Sul tetto, alcune sentinelle armate di fucile di precisione Grach 39 sorvegliavano il perimetro, coprendo le spalle ad alcune torrette fisse posizionate lungo la strada che conduceva alla fabbrica.
Molti soldati presidiavano l'entrata all'edificio, e nel cortile sostavano anche gli unici due carri armati rimasti, due Mekaba spaventosi e dalle grandi capacità belliche.
Un esploratore, mandato in avanscoperta e a controllare lo stato del fronte cittadino due ore prima, stava correndo come un dannato, verso la fabbrica.
Gli altri soldati, riconoscendolo, non lo fermarono, facendolo entrare direttamente.

"Mio Signore..!"

"Ah, sei tu... è un piacere vederti ancora in vita..."

Archimonde osservò l'uomo, sembrava stanco, era pallido in viso e si teneva l'addome, dove si poteva benissimo vedere una ferita da fuoco molto grave.

"Mio Signore.. per fortuna.. ho fatto in.. tempo.."

"Bene, sbrigati però, dimmi ciò che hai visto."

"Si Signore... da qui al distretto 43a è tutto calmo, non ci sono ribelli e le nostre pattuglie tengono saldamente la posizione.."

"Ottime notizie. E per quanto riguarda il fronte?"

"..il fronte..?"

"Si, soldato, il fronte dannazione!"

"Il fronte.. il fronte non c'è più, mio Signore.."

"Cosa!?"

"Purtroppo è così... le nostre truppe stavano fronteggiando un folto gruppo di ribelli a nord, e la battaglia sembrava una vittoria, eravamo in campo aperto e la nostra potenza di fuoco superava la loro, ma.."

"Ma cosa? Parla, o ti faccio fucilare!"

"Il virus... alcuni nostri feriti devono esserselo preso.. e il contagio è stato inevitabile... uno alla volta, tutti i manipoli hanno cominciato a dare segni di insubordinazione, disordini e violenza tra commilitoni..."

"Cosa stai dicendo? Non può essere!"

"Mio Signore... ho visto un soldato sparare in fronte al suo Ufficiale.. ho visto fratelli di sangue uccidersi per decidere chi dovesse sparare ai ribelli.. quel virus annebbia la ragione, e rende le persone instabili e pericolose... le nostre truppe si sono distrutte con le loro stesse mani..."

"No.. no.. no! Maledizione, no! Non può essere! Ti rendi conto di quello che dici?!?"

"Si, mio Signore... io..."

La ferita dell'uomo stava smettendo di sanguinare. Lentamente, le sue palpebre si chiusero, e il respiro si faceva sottile, impercettibile.
L'uomo alzò gli occhi verso Archimonde: occhi spenti, pieni di paura, e lacrime.
L'uomo ondeggiò, per poi cadere riverso a terra.

"..."

Archimonde chiamò una guardia, che appena entrata rivolse solo un fugace sguardo al cadavere nella sala.

"Ha chiamato, mio Signore?"

"Si... avvisa la flotta in orbita che torniamo a casa. Questa spedizione è fallita, ora dobbiamo preoccuparci di contenere le perdite e limitare i danni."

"Ma.. mio Signore.."

"Fa come ti ho detto. Avvisa lo staff medico delle navi, dì loro che abbiamo componenti dell'esercito potenzialmente infetti. Ogni soldato dovrà essere messo in quarantena e in isolamento, fino a sicurezza sanitaria. Non voglio che quella roba si propaghi oltre."

"Si, mio Signore. E i nostri feriti?"

"Noi non abbiamo feriti."

"Come..? Si che ne abbiamo, e anche tanti, molti rischiano di morire se non ricevono cure medi.."

"Noi non abbiamo feriti..."

"Ah.. ricevuto... Signore..."


- Plancia Torpedine -
- In orbita intorno al pianeta Fabbrica -

Archimonde sorseggiava nervosamente del prosecco frizzante.
Aspettava che arrivasse Roland, il suo stratega e Ministro della Guerra, col bilancio di quella sonora sconfitta.
La tensione era alta, e Archimonde la gestiva bevendo più del dovuto. Pur essendo un demone, anche lui risentiva degli effetti dell'alcool, e dopo venti minuti passati a trangugiare prosecco, l'umore già scontroso di Archimonde peggiorò a causa di una brutta sbronza.
L'attenzione del Demone fu svegliata da alcuni pesanti e rapidi passi, seguiti dal rumore della porta scorrevole che si apriva.

"Mio Signore!"

"Ah.. Roland, sei tu? Bene bene..."

"Signore, sta bene?"

"Certo che sto bene, non vedi? Non ti metterai anche tu a dire che bevo troppo?"

"No, mio Signore."

"Bravo.. adesso dimmi, Roland... dimmi.."

"Dunque... il bilancio è pesante. Molto pesante. Abbiamo perso circa 622'000 soldati di fanteria, di cui molti ufficiali d'esperienza, mentre altri 47'000 soldati sono dispersi, nelle campagne del pianeta."

"Maledi.. hic.. continua.."

"Abbiamo perso 412 carri Mekaba, 386 Troike, decine di taniche di carburante ed equipaggiamento, armi e munizioni per un valore di 42 miliardi di solari."

"Ma bene! Altro.. dai, fammi felice.."

"Molti uomini sono in quarantena, alcuni sono sani e sono stati dimessi, ma abbiamo alcuni infetti."

"Bè, e dov'è il problema finchè rimangono isolati?"

"Ecco..."

"Cosa?"

"Il virus si è evoluto. Quello che ha colpito il pianeta è un aberrazione del virus originale, che colpisce il resto della Galassia."

"E com'è successo?"

"La Scientifica ritiene che il virus si sia combinato con elementi già presenti sul pianeta, probabilmente col carbonio e con alcune infezioni minori già presenti sul posto. Questa combinazione ha però creato un ceppo resistente e adattabile, i cui effetti sono diversi da quelli dell'originale virus depressivo."

"Gli effetti di questo nuovo virus?"

"Aggressività incontrollata, violenza, perdita della ragione, mutazioni cutanee e alterazione delle capacità fisiche. E in alcuni casi, una mutazione ben più grave, che comporta la metamorfosi del soggetto."

"Benissimo! Non poteva andare peggio.. qual'è la situazione orbitale del pianeta?"

"Abbiamo assegnato parte della nostra flotta al pattugliamento. Le nostre Corazzate formano un posto di blocco, supportate da alcune Defender, mentre gli Incrociatori pattugliano costantemente il perimetro. Stiamo impedendo che qualsiasi tipo di navi si avvicini al pianeta."

"Ma dimmi, Roland, perchè non lo bombardiamo e basta?"

"Suoi ordini. Il pianeta è troppo importante, e la sua perdita causerebbe una ricaduta economica non indifferente. Inoltre, la produzione del nostro arsenale verrebbe interrotta, e se anche ricominciasse, andrebbe a rilento. Quel pianeta, invece, è stato adibito completamente a quel ruolo. Non possiamo perderlo."

"Ah.. tutto chiaro.. mi fa un favore?"

"Certo, mio Signore, dica."

"Vammi a prendere un altra bottiglia di prosecco..."

"Si.. mio Signore..."

Diary
Cycle 2903

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The characters and incidents portrayed in this game and the names used herein are fictitious, and any resemblance to the names, character, or history of any person is coincidental and unintentional.

Grimgor Zannadiferro